Alle mamme…tutte

Alle mamme tutte

Nel corso della mia vita ho avuto il privilegio di assistere alla maternità in tante sue manifestazioni: oggi mi sono chiesta quali madri ho incontrato?

Le mamme adottive che riuscivano ad allattare al seno bimbi sottratti ad un orfanotrofio dall’altra parte del mondo, quelle che ho accompagnato al travaglio e al parto, quelle che mi hanno accolto in casa loro, distrutte, perse, sole, impaurite, in cerca di una spiegazione sul senso di rifiuto che sentivano nei confronti di quella stessa creatura che, finché stava nella loro pancia, amavano immensamente.

E ancora…figlie di donne assenti o aggressive che, una volta diventate mamme, non trovano dentro di loro un modello, una rappresentazione di madre che si confá a ciò che sentono simile a loro. Ho visto madri adolescenti, super efficienti capaci di amare in quella modalità intensa ed accesa che forse con gli anni perdiamo.

Sono stata al fianco di mamme separate che battagliano per avere un mantenimento, per l’affidamento dei figli o che invece si guardano dentro e sentono che non possono fare altro che lasciarli andare quei figli, che magari crescerà un’altra donna, che si ritroverà madre non di sangue ma di presenza.

Sí perché c’è pure chi la maternità non la vuole, a volte é una fuga, ma tante altre volte é una scelta consapevole e maturata con saggezza.

Ho ascoltato le persone che arrivano nel mio studio fare i conti con la loro mamma, o meglio con la mamma che si portano nella testa: chiocce, abusanti, critiche, alcoliste, performanti, granitiche, inaccessibili, simbiotiche, troppo perfette… le MAMME SBAGLIANO SEMPRE, ma ci danno la vita e una mente per sapere cosa custodire della loro eredità e cosa invece buttare al cesso.

E poi ho curato, un po’ anche sulla mia pelle, le ferite di quella maternità negata, dolorosa, impossibile…il vuoto tagliente della perdita, di un grembo che non può accogliere una nuova vita o che dà alla luce un bambino speciale, diverso, atipico…essere lí, insieme, ad elaborare il lutto del non essere mamma e dell’esserlo in un modo diverso da quello che avevamo sognato da piccole.

Ecco da tutto questo ho capito due cose:

1.non critichiamoci perché per tante di noi la parola MAMMA tira fuori i mostri, mostri veri, con cui fare i conti tutti i giorni, e dover portare anche la vergogna del giudizio non aiuta, anzi aggrava.

2. Che tu sia mamma o pure no, che questa sia una scelta oppure no, sappi che puoi essere generatrice di amore e cura in tante forme e che esserci per un’amica, sorella, cugina, zia, nonna, collega, mamma, cognata ti dona l’opportunità di essere MATERNA nel senso più aperto, fertile e luminoso di cui possiamo essere capaci.

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