Che ti dice il cervello? Scegliere le parole giuste per stare meglio

Cosa ti dice il cervello

Ciò che diciamo e che ci diciamo (dialogo interno) è in grado di cambiare la qualità della nostra vita. Cambiando le parole che usiamo si modifica il modo di pensare e di conseguenza il nostro modo di agire, portando così a risultati diversi. 

Le parole sono degli strumenti magici che hanno la capacità di alterare la nostra percezione della realtà. Pensiamo attraverso le parole e queste stesse hanno il potere di imprigionarci o renderci liberi, di farci vivere nell’ansia e nella paura costante o di portarci serenità e vitalità. Per questo, cambiando il linguaggio, cambia la nostra esperienza di vita.

Scegliere le parole giuste non vuol dire essere positivi a tutti i costi. 

Vedere la realtà per ciò che è tenendo insieme tutti i dati a nostra disposizione è essenziale per guidare le nostre azioni. Ma possiamo praticare un “filtraggio semantico”:

1. LIMITARE L’USO DI PAROLE EMOTIVAMENTE NEGATIVE

Chiamiamo “parole negative” quelle che riportano un messaggio violento o aggressivo e che, in un modo o nell’altro, risultano distruttive in quanto hanno un impatto molto più forte e duraturo rispetto alle espressioni positive.

Ecco alcuni esempi: “è una tragedia”; “la mia vita è rovinata”; “ho perso l’ultimo treno per me possibile”…

2. YES…AND…

Quando una frase comincia con la parola “no”, il cervello comincia a secernere più cortisolo, l’ormone dello stress; se la frase comincia con “sì”, si verifica una maggior produzione di dopamina, l’ormone del benessere.

Le espressioni affettuose e positive attivano la corteccia prefrontale dorso-mediale del cervello, area legata alla considerazione di sé e alla presa di decisioni emotive.

Quindi alleniamoci a dire: “sì, potrei prendere in considerazione questa idea vedendo come posso meglio adattarla a me”; “sì, per migliorare potrei anche…”

3. NON SVALUTARE

“Vocine” contrarie, svalutazione di sé e della realtà che ci circonda, giudizio negativo su di noi, innescano una battaglia interiore che non fa altro che imbrigliarci letteralmente su noi stessi.

“Io non sono e non sarò mai capace”; “Non ci sono soluzioni”; “Non sono abbastanza per essere amato”…

4. INDOSSARE OCCHIALI CONTRO LA CECITA’ LOGICA

Limita l’uso della generalizzazione: “tanto lo so va sempre in questo modo”; “è praticamente impossibile”; “sono tutti uguali”…

L’iper-generalizzazione ci rende rigidi e ci pone in una situazione senza via d’uscita. Quindi: “Per non fare gli stessi errori cosa posso fare di diverso?”; “Fino ad ora non ha funzionato, perché? Cosa posso modificare?”

5. CERCARE LA TERZA SOLUZIONE

Attenzione a non ridurre la realtà sempre e solo a due possibilità, bianco o nero, tutto o nulla. Ancora una vota la rigidità non ci permetterà di attivare il nostro pensiero laterale e di muoverci dentro una cornice flessibile invece che chiusi in un recinto. Ponetevi in una posizione di apertura anche se apparentemente “folle”: “Se mi metto a testa in giù quali elementi del problema posso vedere?”; “Quali soluzioni folli mi vengono in mente?”…

6. NON INTERPRETARE

Attribuire motivazioni dei comportamenti altrui, convincerci che quello che pensiamo di leggere nella mente dell’altro sia reale, può essere molto pericoloso, fuorviante oltre che un blocco relazionale. Un esempio: “Non vuoi aiutarmi perché non vedi l’ora di vedermi fallire”.

Concentriamoci esclusivamente sul comportamento che non ci piace o troviamo sbagliato e non occupiamoci delle motivazioni altrui. Una valida alternativa è domandare all’altro piuttosto che giocare ai piccoli Freud!

Esercizio per tutti: 

Quali parole usate per descrivere la vostra vita? 

Quali sono i vostri pensieri riguardo le vostre capacità?

Che tipo di storie vi raccontate?

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