Dottore ho fatto un sogno!

Dottore ho fatto un sogno

Qualunque sia il nostro modello di psicoterapia il sogno è ormai considerato in ogni approccio un mezzo narrativo dei nostri pazienti importante, a volte anche per sbloccare processi critici della terapia. Infatti il sogno può essere un modo per consentire al paziente di avvicinarsi in modo graduale a contenuti “scomodi”, mantenendo un certo grado di distanza e protezione.
I cognitivisti considerano il sogno come un processo prodotto da un unico sistema cognitivo che opera nelle diverse fasi del sonno, sia in quelle REM che quelle non-REM. Il sogno sarebbe quindi un processo simbolico di elaborazione, interpretazione, riorganizzazione in una sequenza narrativa del materiale accumulato nella memoria durante la veglia. L’ipotesi cognitivista è che il sistema che organizza il sogno sia lo stesso che organizza il linguaggio.
La prospettiva costruttivista sposta il focus dai processi di pensiero ai contenuti, portando un maggior contributo centrato sulla dimensione narrativa e sulla costruzione condivisa di significato tra il terapeuta e il paziente. Lavorare con i sogni vuol dire quindi attribuire loro un significato, far emergere una narrativa personale al fine di favorire nel paziente la consapevolezza del legame tra i pensieri relativi al sogno, le emozioni provate e le azioni.
Secondo Scilligo e l’Analisi Transazionale i sogni sono una fonte ricca di conoscenza del proprio modo di essere a livello conscio e inconscio e una guida preziosa per orientare la propria vita. Dal sogno emergono linee di aspetti copionali, rintracciabili in schemi di comportamenti relazionali ripetitivi, meccanismi difensivi (visibili attraverso le immagini) e inoltre svolgono una funzione evolutiva.
Quindi i sogni sono in grado di veicolare tutta una serie di temi e significati preziosi per la buona riuscita della terapia. Ma come lavorarci?
A parer mio l’interpretazione fine a sé stessa non è utile al paziente. L’obiettivo non è spiegare il contenuto del sogno, sviscerarne il significato attraverso il riconoscimento dei simboli. Piuttosto il terapeuta può lavorare sul materiale onirico per isolare alcuni temi e difficoltà e discuterli con il cliente.
È importante, infatti, contestualizzare il sogno all’interno del percorso di psicoterapia e utilizzarlo per favorire lo sciogliersi di alcuni nodi o l’accelerazione di alcuni processi.
Non sottovalutiamo il fatto che può fornire una misura del percorso terapeutico, cioè il cambiamento dei contenuti onirici può essere indicativo del processo terapeutico in termini sia di progressi che di difficoltà.
Il terapeuta deve poter individuare accanto agli aspetti difensivi presenti nel sogno, gli aspetti creativi, i “momenti” di svolta, che testimoniano la funzione evolutiva dell’attività mentale durante il sogno e sostenere le nuove configurazioni di immagini e di comportamenti rivolti al cambiamento.
L’attività mentale e riorganizzativa onirica ci mostra come i sogni contribuiscano non solo ad elaborare informazioni, ma anche a costruire immagini di nuovi comportamenti, favorendo così lo sviluppo dell’individuo.

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