Estate: sole, mare e…prova costume!

Estate sole mare e prova costume

Per alcune persone il rapporto con il proprio corpo è difficile e fonte di insicurezza, poiché la rappresentazione interna di sé è spesso lontana dalla verità restituita dal riflesso dello specchio. La gran parte delle difficoltà sono determinate proprio dal carico di aspettative ed ideali che si sommano negli anni intorno al tema dell’identità corporea. Sin dalla più tenera età bambine e bambini vengono esposti al bombardamento di immagini, spesso artefatte, di perfezione estetica a cui viene associato un senso rassicurante di approvazione sociale e soddisfazione personale.

Così, sin da piccoli, maschi e femmine imparano a vergognarsi se non corrispondono al canone estetico vigente; imparano, già, perché la vergogna non è un’emozione innata e non fa parte del patrimonio emotivo di base di tutti i popoli che abitano il nostro mondo e chi l’ha provata sa quanto tagliente e demolitiva è quella sensazione di inadeguatezza e disgusto per sé.

A differenza di gioia, paura, rabbia e tristezza (le emozioni primarie in “dotazione” a tutti gli esseri umani) qualcuno deve insegnarci a vergognarci del nostro corpo sia attraverso un esplicito atteggiamento denigratorio, oppure per modellamento indiretto: pensiamo ad una mamma che vive con apprensione ed angoscia la relazione con la propria forma fisica e che manda, inconsapevolmente, ai propri figli uno stimolo di preoccupazione eccessiva intorno al tema della performance estetica.

E’ fondamentale che i genitori comunichino un’accettazione incondizionata e che la mettano al centro della relazione: dire ad un figlio che deve perdere peso ad esempio, o che ha i capelli troppo corti per essere una bambina apprezzata, può avere effetti emotivi devastanti per lo sviluppo della sua autostima e del senso di efficacia sociale.

Il punto di partenza è l’accoglienza amorevole e solo all’interno di questa cornice possiamo trovare le parole giuste per accompagnarla\o verso il cambiamento.

Negli ultimi 30 anni l’ossessiva ricerca della perfezione esteriore, favorita dai mass media e dai social network, è andata di pari passo con la diffusione dei disturbi alimentarti e il ricorso sregolato alla chirurgia plastica; sempre più precocemente e largamente nella pratica clinica, si rileva in soggetti di entrambi i generi, la preoccupazione ossessiva per un difetto fisico immaginario o reale: questo disturbo viene definito “dismorfismo corporeo”. Il grado di disagio e sofferenza psichica è molto pervasivo ed aumenta quando i contesti sociali determinano l’esposizione in pubblico; i pensieri intorno all’imperfezione rilevata diventano ruminazioni continue tanto da impedire le normali attività quotidiane.

In questi casi è molto importante richiedere un sostegno psicologico, prima che le difficoltà si cronicizzino e che il quadro diagnostico diventi più grave.

L’estate quindi, con le sue temperature elevate, rende più complicate le strategie di copertura di quelli che la persona ritiene insostenibili difetti, ed espone coloro i quali sono a disagio con la propria immagine, al loro terrore più intenso: mostrare quella che viene ritenuta la propria deformità ad un plotone di giudici pronti ad emettere sentenze definitive con conseguente umiliazione cocente.

Per fortuna sono rari i casi in cui questa fantasia trova conferma nella realtà vissuta: le spiagge non sono tribunali ed indossare un costume da bagno non determina l’iscrizione ad un concorso di bellezza.

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