Il terapeuta navigatore solitario…o forse no!

Il terapeuta navigatore solitario

Spesso rifletto sul fatto che il lavoro dello psicologo clinico, dello psicoterapeuta è un lavoro in solitaria.

Quando mi trovo nella stanza di terapia con il cliente e rifletto sulle tecniche da utilizzare o sulla direzione strategica da seguire, faccio continuamente veloci processi di decision making nella mia testa.

Anche nei casi in cui ho l’opportunità di lavorare in co-terapia con un\una collega, nel momento in cui formulo un intervento lo faccio nella solitudine della mia mente.

Il nostrolavoro è anche questo, vuol dire assumersi responsabilità, prendere in carico un Altro sofferente e utilizzare come strumento di lavoro solo ad esclusivamente noi stessi: la nostra empatia, i nostri pensieri, le nostre ferite, la nostra competenza, la nostra storia, i nostri errori, la nostra esperienza…NOI!

Tutto ciò che abbiamo studiato, la formazione continua, gli esami, i master, le scuole di specializzazione non possono essere messi a pieno frutto se non sono armonizzati con la nostra personalità, con il nostro stile emotivo e cognitivo, con ciò che siamo nel qui e ora della relazione terapeutica.

Ho sentito sulla mia pelle l’importanza di un monitoraggio continuo e di uno scambio, di un confronto con altri terapeuti per potenziare la mia efficacia nel lavoro con i pazienti.

Si può chiamare supervisione, intervisione, ciò che conta è che sia uno spazio protetto in cui un gruppo di colleghi, guidati da terapeuti più esperti, possano riportare i loro interrogativi legati ad un certo paziente, oppure soffermarsi ad ascoltare il loro controtransfert per dargli un senso ed utilizzarlo nella pianificazione degli interventi o, ancora, chiedere delucidazioni su un tema etico legato alla professione…è l’ esperienza di essere INSIEME nella stanza di terapia, sentire che c’è una comunità che ci sostiene anche quando siamo soli su quella poltrona.

Con Erika ci siamo chieste come portare tutto questo su una piattaforma online? Come mantenere questa modalità interattiva ed esperenziale di formazione e supervisione?

L’idea dei Webinar, ci è sempre stata stretta perché si perde la possibilità di un incontro umano e di costruire un intervento sartoriale, specifico sulle necessità di ogni partecipante: un gruppo di supervisione ha come obiettivo la crescita personale e professionale degli individui presi nella loro specificità, con livelli di esperienza differenti, con esigenze variegate.

Così abbiamo costruito dei gruppi su Zoom con massimo 12 partecipanti in cui ciascuno potesse avere spazio per una sua “domanda di supervisione”. E’ veramente stimolante vedere come Il confronto con colleghi consenta di mentalizzare i processi sottostanti le dinamiche dei nostri pazienti, guardarli con occhi e prospettive diverse.

Dare voce al controtransfert all’interno di una cassa di risonanza (il gruppo), permette l’emersione e la successiva decodifica dei significati inconsci sottesi ai comportamenti manifesti ed un’evoluzione esponenziale riguardo la nostra efficacia operativa.

Perché funziona il gruppo esperienziale tra terapeuti?

1. Facilita la costruzione di un piano operativo

2. Rende consapevoli i punti di forza e le aree di miglioramento

3. Aumenta la capacità riflessiva

4. Stimola l’insight

5. Amplia la conoscenza teorica

6. Aiuta la riflessione sull’etica partendo da valori personali

7. Il gruppo funge da modellamento

8. Valida gli stati emotivi del professionista e dà significato al controtrasfert

…E perché ci da l’opportunità di sentirci una comunità fertile, partecipata, in continua evoluzione, un porto sicuro a cui attraccare dopo navigazioni impegnative e da cui ripartire con la stiva piena per i prossimi viaggi.

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