Lavorare con i gruppi: non solo terapia

Lavorare con i gruppi

Tutti noi nasciamo in un gruppo (la famiglia), cresciamo e continuiamo la nostra esistenza sempre all’interno di gruppi (scuola, amici, colleghi, sport, formazione, etc) e stare in un gruppo influenza il nostro stile di vita, come ci percepiamo ed esprimiamo la nostra personalità.
Il gruppo è uno “spazio sociale” che favorisce lo sviluppo delle relazioni fra gli individui che ne fanno parte e facilita la nascita dei legami identificativi ed individuativi; tale spazio sociale genera, inoltre, la creazione di una cultura e di una affettività comuni che nel tempo tendono ad essere condivise, a stabilizzarsi e ad essere interiorizzate.
Crediamo fermamente che lavorare con i gruppi porti grande crescita e risonanza, sia che si parli di apprendimento di skills (gruppi tematici, supervisione professionale), che si tratti di un lavoro terapeutico. Due sono i fenomeni che accadono nel gruppo che consentono quella “magia riparatrice” di chi vi partecipa:

  • risonanza, cioè percepire a livello inconscio, nel discorso dell’altro, esperienze emotive che ci riguardano;
  • rispecchiamento, cioè vedere riflessi nell’altro i propri comportamenti, gesti, parole, atteggiamenti e quindi il considerare gli altri come specchi riflettenti, consente una visualizzazione immediata di emozioni, parti di sé stesso o modelli relazionali più o meno consapevoli o accettati.
    La relazione è proprio il punto cardine del nostro lavoro con i gruppi. Erskine sosteneva che il bisogno di relazione costituisce la principale esperienza che motiva il comportamento umano ed il contatto è il mezzo attraverso il quale tale bisogno viene soddisfatto. L’atmosfera del gruppo e delle relazioni interpersonali che la costituiscono sono importanti per il cambiamento della percezione del proprio Sé. Dallo scambio relazionale tra i membri del gruppo si struttura l’identità del gruppo nella quale i singoli membri si riconoscono.
    Possiamo intanto fare una distinzione tra interventi di tipo supportivo e di tipo espressivo.
    Gruppi supportivi
    Sono definiti tali tutti gli interventi in gruppo informativi-educativi, volti all’accrescimento di abilità. Il gruppo è formato da persone che presentano un medesimo obiettivo (es. accrescere l’autostima, parlare in pubblico senza ansia, gestione della rabbia, training all’assertività, etc).
    Gruppi espressivo-interpretativi
    Sono quelli volti al cambiamento e alla crescita personale. Essi dunque operano principalmente nell’area intrapsichica che, a cascata, porta delle trasformazioni anche a livello interpersonale, sintomatico e di acquisizione di nuove competenze. Ogni individuo ripropone nel gruppo le stesse dinamiche interpersonali che caratterizzano la sua vita relazionale, grazie agli interventi del terapeuta e ai feedback degli altri partecipanti, ogni membro comincia a prendere maggiore consapevolezza di sé e delle proprie dinamiche interne, per poi attuare un cambiamento con l’apprendimento di nuovi strumenti.
    LA FUNZIONE DEL GRUPPO
    A prescindere dal modello teorico che accompagna il nostro lavoro il lavoro in gruppo contiene in sè alcune funzioni generali ed imprescindibili:
    • NORMALIZZARE: aiuta le persone a sentirsi meno sole e a normalizzare sintomi e sentimenti provati
    • IMPARARE: si acquisiscono nello scambio con gli altri più informazioni
    • CREARE RETE: condividere il proprio sentire in un tempo stabilito sempre con le stesse persone in ascolto, porta alla creazione di una rete supportiva che dà il senso di non sentirsi soli anche nella difficoltà e quindi di potercela fare
    • CAMBIARE IL COPIONE FAMILIARE: il gruppo consente di rivivere scambi relazionali e ruoli propri delle famiglie di origine. Attraverso una buona lettura di transfert e controtransfert, questi possono essere resi espliciti e portati così alla consapevolezza dell’individuo che può quindi in ogni momento ri-decidere per sé.
    • SPERIMENTARSI CAPACI: i partecipanti al gruppo sperimentano l’importante vissuto di essere competenti nello scambio di feedback con gli altri
    • ACCRESCERE CONSAPEVOLEZZA: il gruppo svolge una fondamentale funzione di specchio, in cui i continui rimandi, anche emotivi, favoriscono l’auto-percezione.
    • MODELLARE: ogni individuo ha la possibilità di osservare e prendere a modello gli aspetti positivi del comportamento degli altri partecipanti e del terapeuta
    • SPERIMENTARE: il gruppo diventa luogo sicuro in cui poter sperimentare nuovi comportamenti e valutarne l’impatto sull’altro
    • LIBERARE: il contesto gruppale sviluppa la potenzialità liberatoria attraverso l’immedesimazione nell’altro e nelle sue problematiche.
    LA FUNZIONE DEL TERAPEUTA
    La funzione del terapeuta nel gruppo, sia che esso sia di natura supportiva o espressiva, è quella di:
  1. Creare alleanza
    Sia tra i partecipanti del gruppo che tra i partecipanti e sé. A nostro avviso il miglior modo è l’esperienzialità. Fare un’attività di conoscenza, dove possa partecipare anche il conduttore e alla quale poi dà significato, è un modo veloce e di contatto emotivo che facilita l’alleanza, presupposto principe che darà modo poi ai partecipanti di aprirsi e sentirsi accolti.
  2. Stabilire le regole del setting
  • La riservatezza e confidenzialità: ogni partecipante è tenuto al rispetto della privacy, niente di quanto accade nel gruppo deve uscire fuori.
  • Il tempo a disposizione fisso: stabilire un tempo massimo di parola in modo che ognuno abbia un tempo adeguato all’interno del gruppo.
  • Il tempo dei feedback: durante gli interventi si sta in ascolto, al termine del lavoro il terapeuta chiede a chi ha parlato se vuole ricevere un feedback da qualcuno. Solo a quel punto i membri del gruppo esprimono le percezioni, i vissuti, sperimentati durante il lavoro a cui hanno assistito.
  • Le assenze: definire un numero massimo di assenze oltre il quale non andare previa l’esclusione dal gruppo. Questo per mantenere una buona intimità tra i membri e favorire lo sviluppo naturale del gruppo nel tempo.
  1. Stipulare un contratto individuale ed uno collettivo. E’ necessario che ogni partecipante, oltre che il gruppo come entità, abbia chiaro il proprio obiettivo di crescita all’interno del gruppo, questo per mantenere il focus e la direzione chiara.
  2. Ascoltare: un ascolto atto a carpire, quindi a 360 gradi. L’occhio non solo al singolo nel gruppo, ma come il gruppo partecipa e quale sia l’impatto del vissuto individuale sul vissuto di gruppo. L’ascolto a quelli che vengono definiti i segnali deboli.
  3. Dare significato ai processi: rimandare ai partecipanti i processi sottostanti i contenuti, per renderli mano a mano consapevoli del loro funzionamento e delle risposte che elicitano negli altri. Questo attraverso l’analisi delle transazioni (il tipo di comunicazione) e dei comportamenti copionali (cosa della loro storia ripropongono al gruppo inconsapevolmente).
  4. Interpretare le proiezioni transferali tenendo conto del controtransfert.
  5. Dare permessi, riconoscimenti autentici e protezione.
  6. Favorire l’intimità, cioè lo scambio autentico di sentimenti.
    PASSI PROCEDURALI
    Nel momento in cui decidiamo di costituire un gruppo, decisa la natura e l’obiettivo di esso ci sono delle azioni che vanno considerate al fine della buona riuscita.
    • La selezione dei partecipanti: il contesto gruppale non è indicato per coloro che hanno una forma acuta di psicosi o di depressione
    • Il Setting: se lavorate con attività esperienziali necessitate di un luogo adeguato per muovervi in libertà. Se decidete di condurre gruppi online la scelta della piattaforma sarà indispensabile in base alle sue funzioni.
    • La periodicità: qualunque sia l’obiettivo del gruppo è fondamentale stabilire la periodicità degli incontri, il numero totale degli stessi. Ovviamente questo dipenderà dal tipo di gruppo, dal numero dei partecipanti. In generale non meno di due ore ad incontro e a seconda dell’obiettivo del gruppo gli incontri possono essere settimanali, quindicinali a cadenza mensile, non consigliamo oltre.
    • Numero totale degli incontri: questo dipende molto dal tipo di gruppo. Se di tipo informativo o per sviluppare una determinata skill possiamo pensare ad un minimo di 4 ad un massimo di 8 incontri. Se si tratta di un gruppo di terapia i numeri aumentano, il nostro pensiero è quello comunque di stabilire un numero massimo con l’ipotesi poi di ricontrattare il percorso e iniziare un secondo ciclo.
    • Composizione e numero dei partecipanti: per consentire a tutti la possibilità di espressione, di elaborazione e di confronto, senza perdere l’elemento gruppale, si consiglia un minimo di 8 e un massimo di 15.
    • Numero dei conduttori: la nostra scelta è quella di condurre i gruppi sempre in due, entrambe psicoterapeute. Questo per garantire un ascolto su tutti, sempre. Mentre una conduce una parte del lavoro l’altra è nella posizione di avere una visione “esterna” chiara su tutti i partecipanti, consentendole di poter intervenire su quelle persone che necessitano di un aiuto o di un sostegno immediato.
    E voi che esperienze avete con i gruppi?
    Fateci sapere la vostra!

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